Perché affidarsi a un network di commercialisti e avvocati

Perché molti problemi d’impresa non stanno dentro una sola competenza. Una verifica fiscale può generare, nello stesso mese, un rilievo da discutere in adesione, un profilo penale da valutare, un bilancio da riclassificare e una posizione bancaria da difendere: sono quattro mestieri diversi, che devono però muoversi con un’unica strategia. Un network mette il commercialista e l’avvocato allo stesso tavolo fin dall’inizio, invece di farli intervenire uno dopo l’altro quando le scelte più delicate sono già state fatte.

I problemi che richiedono entrambe le competenze

La verifica fiscale con risvolti penali. Il processo verbale di constatazione è un documento tributario, ma le soglie di punibilità del D.Lgs. 74/2000 lavorano su quegli stessi numeri. La scelta di aderire, di ravvedersi, di pagare integralmente prima della dichiarazione di apertura del dibattimento non è solo una valutazione di convenienza fiscale: incide sulle cause di non punibilità e sulle attenuanti. Chi redige la memoria difensiva in sede di contraddittorio preventivo deve sapere che cosa quella memoria produrrà se il fascicolo arriva in procura.

La crisi d’impresa. Nella composizione negoziata servono il commercialista per il piano, la manovra finanziaria e la quantificazione del debito tributario e contributivo, e l’avvocato per le misure protettive, i rapporti con i creditori strategici e i profili di responsabilità degli amministratori e dell’organo di controllo. Sopra tutto questo c’è l’obbligo di adeguati assetti dell’art. 2086 del codice civile, che è al tempo stesso una questione organizzativa e una questione di responsabilità.

Il passaggio generazionale. Patti di famiglia, holding, clausole statutarie di prelazione e di gradimento, governance della seconda generazione: ogni strumento va scelto guardando insieme all’imposta di successione e donazione, alla continuità dell’impresa, agli equilibri familiari e ai diritti dei legittimari. Un assetto fiscalmente efficiente ma fragile sul piano successorio è un problema rinviato, non risolto.

I contratti e le operazioni societarie. Cessione d’azienda, conferimento, scissione, patti parasociali, clausole di earn-out e di garanzia: la redazione è attività legale, ma il costo fiscale dell’operazione e la responsabilità del cessionario per i debiti tributari — art. 14 del D.Lgs. 472/1997, con il certificato dei carichi pendenti da chiedere prima del rogito — si decidono nella stessa stesura. Chi scrive la clausola deve sapere che cosa costa; chi calcola l’imposta deve sapere che cosa la clausola dice davvero.

I vantaggi pratici del lavoro coordinato

Il primo è il risparmio di attrito: in un incarico coordinato la ricostruzione dei fatti si fa una volta sola, e la documentazione circola fra chi ne ha titolo senza che l’imprenditore debba raccontare tre volte la stessa storia a tre interlocutori che non si sono mai parlati.

Il secondo è il tempo. Nei procedimenti tributari e concorsuali i termini sono brevi e non prorogabili; le decisioni «ibride» — aderire o ricorrere, pagare o rateizzare, chiedere le misure protettive o negoziare senza — vanno prese in giorni, non in settimane. Il coordinamento serve esattamente lì.

Il terzo è la riservatezza: meno passaggi significa meno superfici esposte. Le informazioni si condividono con i professionisti effettivamente coinvolti, su richiesta del cliente e nei limiti di quanto serve al mandato.

Il quarto, meno visibile, è la coerenza: una strategia unitaria evita che una difesa tributaria contraddica una posizione assunta in sede civile, o che una relazione al bilancio smentisca quanto sostenuto davanti alla Corte di giustizia tributaria.

Come funziona in concreto un network

Il network non è un unico studio con più insegne. Ogni studio partner mantiene la propria autonomia professionale, la propria organizzazione, la propria polizza e la piena responsabilità del mandato che riceve. Il cliente conferisce l’incarico allo studio competente per quella specifica materia; il coordinamento riguarda il metodo di lavoro, non la titolarità dell’incarico.

Operativamente: la posizione viene esaminata all’inizio per individuare quali competenze servono e in che ordine; viene indicato un referente unico che tiene il filo del dossier; gli aggiornamenti procedono per iscritto, con un quadro condiviso di scadenze. Se emerge una materia non presidiata, lo si dice, e si indica dove trovarla.

Quando basta un solo professionista

Spesso. La tenuta contabile ordinaria, la dichiarazione dei redditi di un lavoratore autonomo, una compravendita immobiliare lineare, l’elaborazione delle paghe di una piccola azienda, un ricorso su un avviso di importo modesto e questione tecnica circoscritta: sono incarichi che un singolo studio gestisce meglio da solo, con costi e tempi inferiori. Coinvolgere più competenze quando non servono è un costo, non una tutela. Il criterio pratico: se la decisione da prendere produce effetti in più di un ordinamento — tributario e penale, societario e successorio, fiscale e concorsuale — conviene affrontarla con entrambe le competenze; altrimenti no.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra un network e uno studio associato o una STP?

Lo studio associato e la società tra professionisti sono soggetti unitari: hanno un’organizzazione comune, un unico centro di imputazione dei rapporti e un regime di responsabilità disciplinato dalla loro forma giuridica. Il network è invece un accordo di collaborazione fra studi che restano distinti e autonomi: ciascuno conserva la propria titolarità professionale, la propria fatturazione e la propria responsabilità.

Chi firma il mandato professionale?

Il singolo studio competente per la materia. Se un incarico richiede due professionalità, i mandati sono due, ciascuno con il proprio oggetto, il proprio preventivo e il proprio responsabile. Non esiste un mandato «al network».

Il segreto professionale vale anche fra gli studi del network?

Sì. Ciascun professionista è tenuto al segreto sul proprio mandato e la collaborazione non lo attenua. La condivisione di documenti e informazioni fra studi avviene solo con il consenso del cliente e limitatamente a quanto necessario per l’incarico, nel rispetto della disciplina deontologica e della normativa sulla protezione dei dati personali.

Come viene ripartito il compenso?

Non viene ripartito: ogni studio fattura al cliente il proprio incarico, sulla base del preventivo che ha sottoscritto. Non c’è doppia fatturazione della stessa attività né ricarico del network sulle prestazioni altrui. Il cliente sa in anticipo quali studi intervengono e con quale onorario.

Si può lavorare interamente a distanza?

Sì, per la gran parte delle attività: riunioni in sala virtuale, scambio documentale in area riservata, firma digitale, assistenza da remoto. Gli incontri in presenza restano possibili nei presìdi, ma non sono un presupposto dell’incarico. Fanno eccezione gli adempimenti che richiedono la presenza fisica, come alcune udienze e gli atti notarili.

CommercialistiAvvocati è un network di dottori commercialisti e avvocati attivo dal 2007, con presìdi a Roma, Milano, Bologna, Ferrara e Mantova e 12 studi partner che operano in materia tributaria, civile, penale e amministrativa. Per esporre una situazione e capire quali competenze siano effettivamente necessarie è disponibile la pagina Contatti.

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